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Nome di donna

  • Uscita:
  • Durata: 98min.
  • Regia: Marco Tullio Giordana
  • Cast: Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Michele Riondino, Stefano Scandaletti, Adriana Asti, Michela Cescon, Bebo Storti, Michela Cescon, Laura Marinoni, Anita Kravos, Renato Sarti, Patrizia Punzo, Patrizia Piccinini, Vanessa Scalera, Linda Caridi, Adriana Asti
  • Prodotto nel: 2018 da LIONELLO CERRI, HENGAMEH PANAHI PER LUMIERE & CO., CELLULOID DREAMS, CON RAI CINEMA
  • Distribuito da: VIDEA

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Nina si trasferisce da Milano in un piccolo paese della Lombardia, dove trova lavoro in una residenza per anziani facoltosi. Un mondo elegante, quasi fiabesco. Che cela però un segreto scomodo e torbido. Quando Nina lo scoprirà, sarà costretta a misurarsi con le sue colleghe, italiane e straniere, per affrontare il dirigente della struttura, Marco Maria Torri in un'appassionata battaglia per far valere i suoi diritti e la sua dignità.

Dalla critica

  • L'Espresso

    Il nuovo film di Marco Tullio Giordana vanta pregi rari nel nostro cinema sempre più in debito di realismo, ma sconta troppe incertezze nello sviluppo del racconto e dei personaggi per convincere davvero. Tra le cose riuscite c'è senz'altro l'ambientazione, una casa di riposo per anziani abbienti adagiata in una brumosa campagna lombarda in cui sembra ancora echeggiare il 'troncare, sopire' manzoniano. In questa lussuosa residenza, gestita con pugno di ferro da un prete manager e dal suo fido direttore generale (Bebo Storti e Valerio Binasco, memorabili), vediamo arrivare Nina (una limpida Cristiana Capotondi), ragazza madre in cerca di lavoro che non immagina cosa la aspetta. (...) Ordinaria e certamente diffusa (mala) amministrazione purtroppo, che le sottoposte accettano per reciproca convenienza, tanto da emarginare e perseguitare la nuova arrivata che osa ribellarsi al molestatore (all'ordine costituito). Proprio qui però cominciano i guai, anche per il film. Che tiene insieme con mano sicura i molti comprimari (Adriana Asti grande attrice a riposo, Anita Kravos immigrata vulnerabile, Patrizia Punzo innamorata delusa) e i segreti nascosti da quel luogo di cura e ricatto, ma perde colpi quando dal melodramma sociale scivola per così dire verso il thriller giudiziario. Perdendo chiarezza e incisività, malgrado le due ottime avvocatesse rivali (Laura Marinoni e Michela Cescon) proprio quando le molte piste e i diversi registri del racconto dovrebbero confluire nel crescendo finale. Un peccato, perché il regista dei 'Cento passi' sa scavare come pochi nei fatti e nei sentimenti che generano. Ma forse è il dramma processuale a non essere nelle nostre italiche corde.

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